SIMULAZIONE O RICOSTRUZIONE ?
- Ing. Mauro Balestra
- 22 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min
Già all’inizio della mia attività professionale, e più precisamente nel 1974, implementai su computer e in linguaggio Fortran - i PC non esistevano ancora – la soluzione matematica del calcolo della collisione secondo il teorema delle quantità di moto (Newton). Lo usai nella mia attività peritale fino agli anni ’90 quando giunsero sul mercato il PC ed altri software scientifici dagli USA, dalla Germania e dall’Austria. Di alcuni di quest’ultimi fui anche docente nella formazione al loro uso e, di uno in particolare, nel 2015 ne curai anche la sua traduzione in italiano, su incarico del suo stesso ideatore e sviluppatore.
Con 55 anni ininterrotti di attività forense nell’analisi e nella ricostruzione degli incidenti stradali e quasi altrettanti nell’uso dello strumento informatico allo scopo, mi ritengo legittimato a discettare nel merito. L’ho fatto in modo esteso tracciando la storia degli algoritmi del calcolo della collisione dal 1941 fino al 2025 nel volume PSICO-CINEMATICA FORENSE, prima ne avevo già accennato anche nel mio blog (Simulare: fingere mentendo - https://www.balestra.ch/post/simulare-fingere-mentendo).
Concludevo quell’articolo ricordando che il Prof. Mag. Dott. Werner Gratzer definiva il calcolo della collisione a ritroso “ricostruzione” distinguendolo dal calcolo in avanti, definito invece “simulazione”.
Questa distinzione non è solo lessicale, è concettuale in assoluto: pertanto, non va capita solo da tutti gli Esperti forensi che fanno capo a un qualsiasi software scientifico di ricostruzione , ma anche da tutta l’Utenza di tali ricostruzioni.
Cerco di spiegarmi in modo semplice.

Il teorema di Newton dice che “La somma degli impulsi ante urto è uguale alla somma degli impulsi post urto” ovvero:

Poiché l’impulso è un prodotto vettoriale costituito da massa per velocità e relativa direzione, il teorema viene risolto vettorialmente applicando la formula seguente:

Dimenticate pure la formula ma concentratevi sui parametri in essa contenuti:
o la massa in entrata all’urto di veicolo 1 e 2
o la velocità in entrata all’urto di veicolo 1 e 2
o la direzione in entrata all’urto di veicolo 1 e 2
o la massa in uscita dall’urto di veicolo 1 e 2
o la velocità in uscita dall’urto di veicolo 1 e 2
o la direzione in uscita dall’urto di veicolo 1 e 2
Di questi 12 parametri che definiscono l’intero calcolo, la velocità d’entrata all’urto dei veicoli è quanto peritalmente ricercato (2 valori di output).
Gli altri 10 parametri (10 valori di input) sono invece quanto deve essere implementato dall’operatore per giungere al risultato: la definizione delle due velocità iniziali.
In entrambi i calcoli, sia a ritroso che in avanti, sono dati per noti e pertanto certi:
o la massa dei veicoli in entrata e in uscita dall’urto (4 valori di input)
o la direzione dei veicoli in entrata all’urto (2 valori di input)
Nel calcolo a ritroso, si parte a ritroso dalle posizioni di stasi finale dove è nota la velocità di entrambi i veicoli: 0,0 km/h. Dalle le tracce rilevate e quant’altro si definiscono tramite accertamento peritalmente, sempre a ritroso per entrambi i veicoli, le traiettorie e le evoluzioni fino a ricostruire l’attimo di uscita dall’impatto. Questa operazione definisce così velocità e direzione post urto di entrambi i veicoli, quindi altri quattro parametri certi (4 valori di input).
Nel calcolo a ritroso, tutti i 10 parametri necessari al calcolo, sono pertanto valori certi o accertati peritalmente, quindi
il calcolo della collisione in avanti, è puro calcolo matematico.
Con questa certezza, la relativa elaborazione genera una vera e propria RICOSTRUZIONE dell’incidente.
Ben altro è il calcolo in avanti.
Le due velocità di entrata all’urto, che di fatto sarebbero il risultato cercato, vengono assunte come valore ipotetico di partenza (non più 2 output, bensì 2 input). A questi, grazie agli altri 6 valori di input noti (4 valori di massa e 2 valori per le direzioni di entrata) l’algoritmo in prima battuta calcola le quattro ipotetiche incognite di uscita (2 velocità e 2 direzioni): ipotetiche in quanto frutto delle ipotetiche velocità d’entrata assunte; quindi comunque un calcolo ipotetico.
Ma non è tutto. Partendo da queste velocità e direzioni d’uscita, ipotetiche, l’algoritmo costruisce (simula) un’altrettanta ipotetica evoluzione post collisione dei veicoli, tale da condurli il più vicino possibile alla posizione reale di stasi.
Si deve sapere, che le ipotesi di traslazione post-urto verso la stasi, non garantiscono unicità assoluta, dipendendo già loro da molteplici altri fattori: infatti, evoluzioni differenti possono anche condurre alla medesima posizione finale. In altre parole, le stesse velocità e direzioni di uscita possono generare traiettorie differenti, anche se conducenti poi alla stasi. Un buon software scientifico deve quindi permettere all’Analista ricostruttore di verificare e vagliare ciascuna di queste possibili ipotesi. Alcuni lo fanno.
Nel calcolo in avanti, solo 6 dei 10 parametri necessari al calcolo sono valori certi o accertati peritalmente, gli altri 4 sono ioptetici come il calcolo che li produce.
I valori di risultato (2 velocità iniziali) generano così altri (2 velocità e 2 direzioni di uscita) che vengono assunti a base dell’ipotesi di simulazione delle evoluzioni post urto, fase questa non più ricostruita tramite accertamento peritale, ma semplicemente simulata. Pertanto,
il calcolo della collisione in avanti, è puro calcolo previsionale.
Data l’incertezza di tante incognite di calcolo e per le sue caratteristiche, la relativa elaborazione genera, come ci ha insegnato il Prof. Gratzer, una vera e propria SIMULAZIONE dell’incidente.
Questo non significa che in incidentologia stradale forense sia legittimo solo il calcolo matematico ed escluso il calcolo previsionale. Sicuramente non si può ottenere lo stesso risultato con entrambe le procedure: tuttavia, con i moderni algoritmi di calcolo – usati sapientemente e in modo corretto – le differenze rientrano ancora in tolleranze accettabili; anche il risultato del calcolo matematico, in incidentologia sempre preferibile, ha comunque i suoi margini d’errore.
Questa distinzione fa parte del “particolare sapere nella specifica disciplina” richiesta dal Legislatore all’Esperto forense analista ricostruttore.



Commenti