Le banche dati dell’infortunistica stradale

Aggiornato il: mar 21


Ogni Paese gestisce una propria banca dati veicolare che raccoglie i dati di omologazione dei veicoli da esso ammessi alla circolazione. Nell’infortunistica, con l’uso delle applicazioni informatiche di analisi e di ricostruzione degli incidenti, oggi conosciamo ed utilizziamo invece almeno 3 banche dati distinte.


Banca dei dati veicolari – molto simile a quella ufficiale dei dati di omologazione, contiene sempre i cosiddetti dati geometrici, ovvero quelli utili all’analisi cinematica e, a seconda del software, la stessa si completa anche con i dati utili al calcolo cinetico. Di regola, il peso del veicolo indicato in questa banca dati differisce da quello indicato nella licenza o libretto di circolazione: quest’ultimo peso infatti è comprensivo del peso del conducente (75 kg) mentre, nelle analisi cinetiche, il veicolo viene considerato al netto da carico ed occupanti, le cui masse vengono considerate in aggiunta, caso per caso. Il peso di occupanti e carico, nelle analisi di ricostruzione dei sinistri vanno sempre considerati in modo specifico esattamente come la perdita del o di parte del carico e per i motocicli l'eventuale disarcionamento del motociclista non possono essere dimenticati.


Banca dei dati vettoriali di forma – raccoglie in formato vettoriale (*.dxf) la rappresentazione ortogonale della forma dei veicoli, il più delle volte tanto visti in pianta quanto anche lateralmente, frontalmente e posteriormente. L’uso di questi modelli vettoriali (2D) è decisivo nel calcolo della collisione per considerare correttamente la compenetrazione delle strutture veicolari e quanto ne consegue. Trattandosi di modelli ortogonali non sono mai sovrapponibili a semplici foto del veicolo scattate dall’alto, bensì ed unicamente solo alle relative ortofoto (fotogrammetria).


Banca dei modelli tridimensionali – è sicuramente l’ultima nata e raccoglie i modelli tridimensionali dei veicoli più in uso e serve praticamente quasi unicamente nella rappresentazione tridimensionale del sinistro, rappresentazione che oggi piace molto malgrado solo raramente sia decisiva ai fini dell’analisi del caso.


Tutte queste banche dati vengono aggiornate ed ampliate di continuo ed alcune hanno così oggi raggiunto dimensioni veramente notevoli. Sebbene fra quelle di dati veicolari e quelle vettoriali di forma io ne conosca alcune che contano fra i 7'500 e i 10'000 veicoli, nell’uso non è così raro confrontarsi con casi per i quali non si trovi l’esatto veicolo corrispondente. Questo non è un dramma: utilizzando in modo appropriato la letteratura d’archivio per i modelli più vecchi e l’informatica per quelli più recenti, oggi qualsiasi banca dati può essere completata anche con quanto di oltremodo specifico in esse possa ancora mancare.


Per esempio, le banche dei dati veicolari al massimo sono in grado di proporre unicamente le dimensioni degli pneumatici di dotazione standard, non necessariamente quelli che equipaggiano il veicolo specifico coinvolto. I dati degli autocarri e dei loro rimorchi e semirimorchi sono sempre molto variabili e quindi di difficile raccolta: in questi casi implementarli nella relativa banca dati prima di iniziare i calcoli è d’obbligo e può risultare anche operazione ardua.


Per le banche dei dati vettoriali di forma, specie negli equipaggiamenti particolari come ad esempio la semplice zavorra anteriore su un trattore, spesso non si trova l’oggetto cercato. Poiché il profilo esatto del veicolo considerato è decisivo nel calcolo della collisione, ogni esperto che si confrontasse con questo problema dovrebbe essere in grado di preparare lui stesso il profilo vettoriale del caso: la pratica mostra che purtroppo solo pochi sanno farlo.


Sia per il fatto che le banche date dei modelli tridimensionali sono piuttosto recenti e quindi ancora numericamente limitate, sia per il fatto che non considerano mai gli eventuali equipaggiamenti particolari, anche in questo caso l’esperto dovrebbe essere in grado di sopperire lui stesso a questa carenza, costruendo il necessario modellino in 3D. Per fare questo io oggi conosco ed uso la fotogrammetria, in quanto la stessa alla semplice nuvola di punti aggiunge anche superficie e texture. Per trasformare poi il modellino tridimensionale fotogrammetrico in reale modellino 3D implementabile nel software di ricostruzione, necessitano ancora altre applicazioni.


Già solo parlando a livello generale delle banche dati necessarie ed in uso nei nostri software, senza fare alcun riferimento ad un particolare soft, appare evidente quanto la preparazione di chi ne voglia far uso debba andare molto oltre e richieda al cosiddetto esperto conoscenze specialistiche profonde ed estese. Oggi grazie all’informatica sono alla portata di tutti tanto il disegno tecnico, e quello vettoriale in particolare, quanto la fotogrammetria applicata allo specifico: saperne fare uso richiede tuttavia ulteriore preparazione, studio e tanto lavoro di aggiornamento, impegno di cui molti parlano ma che poi, in effetti, non sanno accollarsi.

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