LA REAZIONE PSICOTECNICA DIRITTO E RICOSTRUZIONE
- Ing. Mauro Balestra
- 1 giorno fa
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Nel cosiddetto tempo/spazio di “reazione psicotecnica” viene sempre inglobata la fase di percezione del pericolo. Questo secondo la letteratura italiana, dagli anni ’60 ad oggi.
Infatti, autori quali Paolino Ferrari, Nisini, Di Paolo, Vangi e più di recente ancora Pietrini, Sartori/Perfetti, ecc. fanno tutti iniziare quella che loro chiamano “reazione psicotecnica” con l’istante in cui il pericolo si evidenzia. Non sorprende quindi affatto che, in Tribunale, nessuno parli mai della fase di percezione e chieda, relativamente al pericolo affrontato dal conducente:
> cosa ha percepito;
> come lo ha percepito;
> quando lo ha percepito;
> dove lo ha percepito;
> quali sono le tempistiche (cinematica) di tale percezione.
Eppure, per il Giudice questo è il nocciolo della sua decisione, essendo Egli chiamato a giudicare il comportamento del conducente in quella specifica situazione. A questo serve la ricostruzione cinematica dell'incidente.
Conglobando la fase di percezione nella cosiddetta reazione psicotecnica, di fatto, è non porsi il problema, sorvolarlo affidandosi a valori tabellari non meglio definiti e relativi ad un ipotetico “normale conducente, normalmente sobrio, che guida normalmente una normale autovettura”.
Nel merito, la giurisprudenza del TF (Tribunale Federale svizzero – Losanna) dice qualcosa che, peritalmente, ritengo particolarmente interessante. Sintetizzo:
Poiché la definizione del tempo di durata della reazione può essere rivisto in Cassazione, questo parametro assume carattere giuridico.
Questo significa che il perito/consulente propone – e quindi giustifica – il tempo di reazione che applica nella propria ricostruzione ma, se questo tempo venisse definito altrimenti dal Giudice, lo stesso perito sarebbe tenuto a correggerebbe la propria cinematica di conseguenza.
Come sceglie detto tempo il Tecnico ricostruttore?
Semplicemente seguendo l’onda del “così fan tutti”, ovvero applicando i valori che circolano qua e là, senza approfondire. In una mia ricerca del 2012 avevo notato, riferito alla Reazione psicotecnica, che i tempi “normalmente ammessi” per l’ipotetico “normale conducente, normalmente sobrio, che guida normalmente una normale autovettura” non erano tanto ben definiti:
> 1,0 s - per la giurisprudenza del TF citato;
> da 0,6 a 1,0 s – per Burg/Rau (incidentologia tedesca);
> da 0,68 a 1,65 s (media 1,00 – 1,50 s) – per QUATTRORUOTE;
Tutti dati che non specificano se nella reazione psicotecnica sia conglobata o meno la fase di percezione.
Il grave non sono tanto o solo le tempistiche. Grave è il fatto che nella realtà del traffico, la PERCEZIONE è tutt’altro che parte del processo psichico del conducente; nessuno la considera nella ricostruzione cinematica.
Infatti:
> la PERCEZIONE è una situazione/evento esterna al conducente;
> la PERCEZIONE si produce prima della reazione;
> la PERCEZIONE è causa del processo psichico reattivo del conducente;
> senza la PERCEZIONE non esiste nessuna reazione.
In altre parole:
> la PERCEZIONE è causa esterna – input;
> la REAZIONE è conseguenza, effetto psichico del conducente – output.
La percezione ha le sue tempistiche, derivanti dalla fisicità dell’evento che costituisce pericolo.
La reazione ha altre tempistiche, derivanti dalle capacità reattive del conducente, dal suo stato fisico (stress, stanchezza, lucidità, ecc.) e anche dal tipo di veicolo condotto: sulle moto gli arti sono già posizionati sul freno (mano destra e piede destro), sulle automobili il piede destro necessita di 3 movimenti distinti (indietro per togliersi dal gas, a sinistra per passare sul freno, in avanti per pigiare sul freno) e infine sugli autocarri il freno pneumatico ha un notevole ritardo di risposta al suolo (fino a 0,6 s).
Fare un tutt’uno di reazione e percezione come fanno coloro che parlano di "reazione psicotecnica" inglobando in essa la percezione, è un “non senso”,
è scientificamente errato e insostenibile.
Pertanto, il termine di “reazione psicotecnica” va messo al bando. Va bandito insieme a tutto quanto esso comporta tanto nella ricostruzione cinematica degli incidenti, quanto nella relativa giurisprudenza.
Così, il vecchio concetto della “reazione psicotecnica” del conducente da ora va ora sostituito con quello del
Processo attentivo, percettivo, decisionale e reattivo.

Ammetto, senza vergognarmene, che anch’io per una trentina d’anni, nella mia attività peritale applicai senza pormi troppe domande la vecchia “reazione psicotecnica”.
Poi, nei primi anni di questo secolo, avvicinandomi alla Psicologia del traffico con il mio studio sulla Relatività visuale detto anche della Percezione cinematica del conducente, incominciai a capire l’importanza, anche ai fini di Giustizia, dell’approfondimento di queste problematiche.
Fu così che nel 2011, in stretta collaborazione con l’Unità di ricerca in Psicologia del traffico dell’Università Cattolica di Milano e sotto la direzione della compianta Prof.ssa Ph.D. Maria Rita Ciceri, si decise di svolgere uno studio di ricerca mirato a meglio capire il comportamento del conducente confrontato con una situazione di pericolo.
Per quanto a mia conoscenza, ancora oggi questo studio di ricerca è unico nel suo genere al mondo, essendo stato condotto monitorando scientificamente il comportamento dei conducenti alla guida di un normale veicolo, su strada. Il nuovo concetto reattivo sopra illustrato è uno dei risultati derivanti da tale studio.
Allora lavorai spalla a spalla con il Prof. Ph.D. Daniele Ruscio, Psicologo del traffico, mettendo a disposizione il mio “laboratorio mobile di diagnostica comportamentale” con cui acquisimmo su strada, in modo scientifico, ca. 14 Mio di dati numerici (100 Hz) integrati a quasi 1 Mio di immagini a colori HD (50 Hz). Con tali dati Ruscio presentò un suo primo dottorato di ricerca in Cattolica a Milano e, alcuni anni dopo, un secondo dottorato presso l’Università del Michigan (USA).
Fu così che nel 2025 pubblicai il volume PSICO-CINEMATICA FORENSE. In questo, fra molto altro, documento 6 differenti tipologie di percezione alla guida e, integrando la Psicologia del traffico all'Ingegneria della ricostruzione, ne spiego l'importanza e l'influenza anche nel calcolo cinematico.
Quanto sopra, a prova della scientificità di questo dire.



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