5 - La collisione in “loop”

Il “loop”, oltre ad essere un termine tecnico inglese che in italiano va usato al maschile, “in informatica è una successione di operazioni che vengono eseguite ripetutamente dal calcolatore nello stesso ordine, ogni volta con modifiche degli operandi, finché non sia soddisfatta qualche condizione prefissata (Treccani)”.


Nello specifico la collisione in loop rientra fra gli algoritmi di calcolo simulativo (in avanti) e non fra quelli ricostruttivi (a ritroso). Trattasi di un calcolo della collisione completo, ovvero che temporalmente inizia nel momento dell’impatto per terminare necessariamente con il raggiungimento della stasi finale, quindi aggiungendo alla collisione tutta la fase di traslazione post urto.

I software che lo applicano, di fatto altro non fanno che ripetere in automatico per una miriade di volte lo stesso calcolo, modificando ad ogni nuovo passaggio uno dei parametri che l’operatore ha definito variabile: ogni ricalcolo avviene variando entro prestabiliti limiti uno dei parametri variabili verificando, in tale specifica ipotesi, quale posizione di stasi acquisirebbero così entrambi i veicoli. Nella pratica dell’incidentologia stradale, questo calcolo della collisione per un unico caso richiede normalmente oltre 2'000-3'000 loops, fornendo più varianti di risultato (ipotesi valide), nello specifico con 10 possibili soluzioni.

L’elaborazione di verifica di questo esempio, per giungere a proporre i suoi 5 risultati di approccio e i conseguenti 5 risultati di II° stadio o di affinamento, ovvero le 10 possibili ipotesi finali, ha dovuto svolgere in ripetizione lo stesso calcolo per oltre 3’000 volte (loops).

In questa procedura, le posizioni di stasi fungono da condizione prefissata; il grado di precisione di avvicinamento delle posizioni calcolate a quelle reali di stasi è invece assunto quale indice di qualità dell’ipotesi simulata e così definita.

Fra i parametri di calcolo della collisione vera e propria (dall’istante di entrata all’impatto a quello di uscita dallo stesso) considerati variabili di calcolo di cui se ne può definire il limite di variabilità, ricordo:

- il punto d’urto (punto riferito alla zona di reciproca compenetrazione dei veicoli);

- il luogo di collisione (zona planimetrica entro cui può posizionarsi il citato punto d’urto);

- il fattore k (coefficiente d’urto indicante il suo grado di elasticità);

- il coefficiente d’attrito (riferito al punto d’urto sopra citato);

- la forchetta di variabilità delle rispettive velocità di collisione,

date entrambe per sconosciute;

- la tolleranza di variazione dell’angolo d’entrata, riferito alle posizioni di collisione indicate

in partenza dall’operatore;

- i limiti di variabilità della posizione planimetrica di impatto;


Fra i parametri relativi alla fase post urto che il calcolo deve considerare variabili troviamo:

- l’entità del valore frenante in %;

- l’eventuale azione sterzante, indicata in gradi al volante;

- la tolleranza di precisione delle posizioni geometriche del baricentro di ciascun veicolo;

così come la possibilità di temporizzare molti di questi e di altri parametri ancora, compreso il fattore k da applicare qualora la soluzione presentasse collisioni multiple successive.


Vanno evidenziate due prerogative che caratterizzano ulteriormente questa procedura di calcolo simulativa, in avanti ovvero dall’urto verso la posizione di stasi.

Nessuna delle velocità all’urto di entrambi i veicoli viene implementata dall’operatore: entrambe queste velocità sono risultato finale dell’intero calcolo.

Per ognuna delle 10 ipotesi finali proposte, il valore EES di entrambi i veicoli è calcolato, non stimato, ed indicato nel tabulato quale semplice parametro di controllo.


Questa presentazione esplicativa del calcolo della collisione in loop si riferisce al modulo Analisi automatizzata delle collisioni di AnalyzerPro 22 da me usato nello specifico: personalmente trovo improprio il termine di Analisi automatizzata in quanto la sua vera forza risolutiva sta proprio nell’interazione algoritmo-analista dove l’opera di quest’ultimo, nella definizione dei parametri e delle relative forchette di variabilità,

è e rimane assolutamente necessaria e decisiva.

Uno dei suoi tanti pregi, a mio avviso veramente geniale, è quello che al termine del calcolo fatta la scelta dell’ipotesi finale di unica competenza dall’analista, non è solo possibile integrarla con un solo click nella cinematica ricostruttiva, bensì è pure possibile decidere di passare la stessa direttamente al “setaccio” dell’affinamento manuale tramite gli altri sofisticati algoritmi di calcolo della collisione che questo software mette a disposizione.

Oggi conosco solo questo software pensato per fornirci un utensile di calcolo tanto potente. Mi auguro, e sono quasi certo, che anche gli altri produttori di soft presto sapranno offrire algoritmi simili che, come questo, ampliano di molto le nostre reali possibilità di analisi.

Tuttavia, anche questo algoritmo ha i suoi limiti: per il momento considera solo la collisione fra due soggetti, anche quelle secondarie purché interessino solo i due citati oggetti-protagonisti: dovesse subentrare un’ulteriore collisione di uno dei veicoli con un terzo oggetto, per esempio un manufatto, questa al momento non verrebbe considerata.


Per chiarezza e concludendo il tema “loop”, ribadisco che nessuna delle incongruenze del caso in esame è riconducibile al software usato nell’elaborato in discussione, software che personalmente ritengo di assoluto pregio (PC-Crash).

Ricordo che Newton è morto nel 1727 e che da allora la scienza della collisione non lascia spazio, specie nei migliori software, ad arbitrarie fantasie: queste oggi sono solo prerogativa di certi pseudo esperti.

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