Quale metodo di rilievo?

Aggiornato il: giu 1

Sento spesso discutere di fotogrammetria applicata al rilievo dell’incidente stradale e/o del suo scenario. Tuttavia, chi ne parla raramente lo fa mostrando esempi reali eseguiti in proprio. Ancor meno si esprime sui vantaggi, sugli svantaggi, sui limiti e sui pregi delle diverse tecniche e condivide in rete le proprie esperienze: possibile che non ci sia ancora sufficiente esperienza o sufficiente interesse per confrontarsi su questo tema?


Personalmente dal rilievo stradale io esigo chiarezza e precisione in ogni dettaglio, elementi questi fondamentali per il nostro lavoro di analisi e di ricostruzione del sinistro. Pertanto, distinguo sempre fra “schizzo” (rappresentazione sommaria, abbozzo buttato giù con pochi tratti essenziali) e “piano di situazione” (rappresentazione planimetrica in scala riportante quanto rilevato).

Dovrebbe essere sott’inteso che alla base di un qualsiasi piano ci siano le nozioni minime del disegno tecnico e, alla base del rilievo in loco, quelle della conoscenza necessaria a sapere cosa rilevare e come quotare quanto rilevato. Credo che spesso manchi già questa base: infatti non è affatto raro che quanto agli atti sia solo uno scarabocchio o, quando il piano c’è, questo sia bello solo a prima vista, non certo all’esame che ogni esperto dovrebbe fare prima di usarlo.

Sul rilievo, lo schizzo ed il piano di situazione si è voluta addirittura una norma UNI, sicuramente gradita a chi non è del mestiere, altrimenti nata già obsoleta, carente nei concetti, fuori tempo sulla strumentazione e nel merito delle tecniche oggi a disposizione.

Non sono ancora mai incappato in uno studio comparativo su quest’ultime e sui loro prodotti: penso quindi che valga la pena aprire una finestra su un caso, o meglio sul suo scenario, analizzandolo nella foto satellitare, in quella aerea, nella scansione laser e infine nel rilievo fotogrammetrico.


L’uso della visione prospettica di Street View e delle foto satellitari di Google per noi è ormai prassi comune.

Noto tuttavia che l’immagine satellitare è una visione in cui si percepisce la prospettiva verticale e che quindi non va assolutamente confusa con le proiezioni verticali, ovvero le ortofoto: infatti, qui le facciate delle case su un lato della strada si intravvedono bene, sull’altro lato restano nascoste, segno questo che ogni punto della ripresa non è perfettamente verticale.

Nella loro implementazione nel software di ricostruzione quale base planimetrica, si deve tener debito conto delle imprecisioni che ne possono conseguire. Gli altri aspetti negativi sono la qualità dell’immagine che non riproduce il dettaglio e, a volte, anche la data di scatto, troppo distante da quella del sinistro in esame.

Le nostre foto aeree, che hanno sicuramente il pregio della qualità, presentano tuttavia lo stesso problema della prospettiva verticale di quelle satellitari che, essendo scattate da altezze minori è addirittura accentuato. Per quanto accattivante nell'uso, la foto aerea non è quindi comunque ancora la soluzione migliore. Per questo oggi si parla spesso di scansione laser.

Dato che il costo di un laser scanner di “livello base” si aggira sui 15'000÷20'000 euro mentre quello di un laser scanner professionale parte dai 45'000 euro a cui vanno aggiunti almeno altri 5'000 euro di software, economicamente questa tecnica è troppo cara per chi singolarmente si occupa esclusivamente di infortunistica stradale forense. Sicuramente precisa nelle distanze, questa tecnica non è comunque altrettanto felice nei colori: mentre il laser scansiona il terreno, lo strumento contemporaneamente scatta alcune foto per recuperare, durante l'elaborazione, la pigmentazione della nuvola di punti.

Nottetempo, mancando le foto la scansione è possibile ma il modello elaborato sarà solo in diverse tonalità di grigio.


Per contro, la fotogrammetria è sicuramente più consona ai nostri bilanci e, ciò malgrado, non ha nulla da invidiare alla scansione laser. Lo dimostrano la qualità del suo prodotto in primis e la sua praticità di uso poi. Inoltre, con una discreta illuminazione artificiale e un adeguata regolazione dell'apparecchio fotografico, questa è possibile anche in notturna.

A mio parere e riferito all’incidentologia stradale, oggi nessuna tecnica di rilievo è migliore e più performante della fotogrammetria.

Lo prova l'esempio qui in discussione: si pensi che nello specifico questo è il risultato dell’elaborazione fotogrammetrica di una serie di 62 fotografie (5472 x 3648 pixel) che sul posto è stata scattata in 18 minuti circa da un unico operatore e che il software usato (Agisoft Metashape standard) è scaricabile in Internet per soli 179 euro.

Questa non è fantascienza, è la realtà di oggi. Queste immagini, tutte riferite al medesimo luogo, mettono a confronto le differenti metodologie dimostrando quale sia veramente l’attuale stato della tecnica raggiunto dalla fotogrammetria nell’incidentologia di tutti i giorni: nessun’altra tecnica di rilievo permette di riprodurre altrettanto fedelmente il piano stradale in pianta e in scala e con un grado di qualità altrettanto elevato.

Oggi, l’ambito bidimensionale (2D) rimane quello più idoneo tanto all’analisi cinematica quanto al rilievo degli incidenti e dei luoghi e alla relativa rappresentazione peritale.

Per questo ho ritenuto di interesse generale mettere a confronto le peculiarità delle differenti tecniche che la digitalizzazione ha messo a nostra disposizione, facendo astrazione nello specifico tanto dalle loro intrinseche differenze concettuali quanto dalla rappresentazione tridimensionale che, sebbene a volte anche spettacolare, è comunque altra cosa.


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