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OLTRE IL METODO, OLTRE IL SOFTWARE E L'ESPERIENZA


Nel dibattito attuale sulla ricostruzione degli incidenti stradali, e in particolare in certi post, si tende spesso a contrapporre due elementi: da un lato il metodo, dall’altro il software.

È una contrapposizione fuorviante. Non si tratta di scegliere tra metodo, software ed esperienza. Si tratta di integrarli:

> il software consente analisi complesse e verifiche rigorose;

>  il metodo struttura il processo;

>  l'esperienza permette il giudizio tecnico che dà significato ai risultati.

Separarli significa indebolire la ricostruzione.


Il metodo è necessario, gli strumenti – non solo il software - sono sempre più evoluti. Eppure, anche quando entrambi sono applicati correttamente, qualcosa continua a mancare. Questo perché c’è un equivoco diffuso nella ricostruzione degli incidenti stradali:

> si guarda l’urto;

>  si analizzano le deformazioni;

>  si misurano le tracce;

>  si calcolano velocità e traiettorie.

 

A volte si lavora con precisione e persino con competenza. Eppure, si continua a guardare nel punto sbagliato. Infatti, quando l’urto avviene, l’incidente è già successo.

 

La scena del sinistro racconta… ma solo a metà. La scena non parla da sola. Va letta. Va interpretata. Va verificata. Ma soprattutto va compresa nei suoi limiti.

 

Le tracce raccontano cosa è successo, dove è successo, con quali evoluzioni traslatorie.

Non raccontano invece cosa ha visto il conducente, cosa ha percepito, cosa ha capito, perché ha agito, oppure perché non ha reagito.

 

Il momento decisivo non è l’impatto. Stiamo guardando l’incidente nel momento sbagliato. Lo guardiamo nell’urto. E invece l’incidente nasce prima, quando il conducente:

>  vede, o non vede;

>  comprende, o fraintende;

>  decide, o non decide.


Il momento decisivo è prima della collisione. È quell’intervallo breve, spesso di soli pochissimi secondi in cui, una volta che il pericolo o la situazione che lo costituisce si evidenzia, il conducente:

>  percepisce (o non percepisce) il potenziale pericolo;

>  se ne ha percepito la potenzialità lo identifica;

>  valuta le possibilità di evitamento;

>  decide come evitarlo (frenando / frenando e sterzando / eludendolo senza frenare, ecc.);

>  mette in atto la manovra decisa.

È in questo momento che l’incidente prende forma. Non sull’asfalto. Nella mente del conducente. È lì che si gioca tutto. Nella fase percettiva e decisionale. Così la domanda centrale non è più quella di ricostruire il sinistro. È un'altra:


Che cosa era effettivamente percepibile per il conducente, in quel preciso istante?


Il punto cieco della ricostruzione.

Molte ricostruzioni sono impeccabili dal punto di vista tecnico. Sono coerenti. Sono "credibili". A volte sono anche “dimostrabili”. Ma restano concentrate sull’effetto. Si ricostruisce la dinamica dell’urto, non la dinamica che ha reso l’urto inevitabile.


Ed è qui che si apre un vuoto.

 Non è il software. Non è il metodo. Ridurre il problema a:

>  software sì / software no;

>  metodo sì / metodo no;

significa semplificare ciò che è, per natura, complesso. Il software è uno strumento; il metodo è una struttura. Nessuno dei due pensa, ragiona.

 

Il vero nodo è il ragionamento. La ricostruzione non è un esercizio di calcolo. È un processo di comprensione. Richiede qualcosa che non è codificabile:

>  capacità di leggere una situazione;

>  particolari conoscenze tecnico scientifica della materia, esperienza;

>  conoscenza del comportamento umano;

>  senso critico.

In una parola: ragionamento. Non quello generico. Quello tecnico, fondato e verificabile.

 

Dal veicolo all’uomo. Il salto di qualità nella ricostruzione degli incidenti stradali non sta nell’avere gli strumenti più sofisticati. Sta nel cambiare prospettiva:

>  dal veicolo al conducente;

>  dalla traiettoria alla percezione;

>  dalla velocità alla decisione.

 

Finché questo passaggio non avviene, si continuerà a descrivere più o meno bene gli incidenti … senza capirli fino in fondo. Una semplice questione di completezza. Non si tratta di negare la tecnica, né di contrapporre gli approcci.

Si tratta di riconoscere un limite: una ricostruzione che non considera ciò che era percepibile, comprensibile e prevedibile per il conducente, è una ricostruzione incompleta. Non non necessariamente sbagliata, ma sicuramente incompleta e quindi verosimilmente non del tutto utile a chi preposto a giudicare il comportamento del Conducente.

 

Ogni incidente si genera nell’ultimo istante in cui poteva ancora essere evitato. 

(definizione dell'ing. Mauro Balestra - Psicologia del traffico).

L’incidente non nasce nell’urto. Nasce prima. Nel modo in cui un individuo si relaziona con ciò che ha davanti, in un lasso di tempo limitato e in condizioni spesso imperfette. Capire questo significa cambiare il modo di analizzare l'incidente stradale.

Il resto — metodo, strumenti, calcoli — rimane fondamentale, ma da solo non basta.

Infatti:

> la strada non è fatta solo di asfalto e veicoli, è fatta anche di persone.

> gli incidenti, prima di essere eventi fisici sono eventi umani.


 
 
 

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