OLTRE IL METODO, OLTRE IL SOFTWARE E L'ESPERIENZA
- Ing. Mauro Balestra
- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 3 min

Nel dibattito attuale sulla ricostruzione degli incidenti stradali, e in particolare in certi post, si tende spesso a contrapporre due elementi: da un lato il metodo, dall’altro il software.
È una contrapposizione fuorviante. Non si tratta di scegliere tra metodo, software ed esperienza. Si tratta di integrarli:
> il software consente analisi complesse e verifiche rigorose;
> il metodo struttura il processo;
> l'esperienza permette il giudizio tecnico che dà significato ai risultati.
Separarli significa indebolire la ricostruzione.
Il metodo è necessario, gli strumenti – non solo il software - sono sempre più evoluti. Eppure, anche quando entrambi sono applicati correttamente, qualcosa continua a mancare. Questo perché c’è un equivoco diffuso nella ricostruzione degli incidenti stradali:
> si guarda l’urto;
> si analizzano le deformazioni;
> si misurano le tracce;
> si calcolano velocità e traiettorie.
A volte si lavora con precisione e persino con competenza. Eppure, si continua a guardare nel punto sbagliato. Infatti, quando l’urto avviene, l’incidente è già successo.
La scena del sinistro racconta… ma solo a metà. La scena non parla da sola. Va letta. Va interpretata. Va verificata. Ma soprattutto va compresa nei suoi limiti.
Le tracce raccontano cosa è successo, dove è successo, con quali evoluzioni traslatorie.
Non raccontano invece cosa ha visto il conducente, cosa ha percepito, cosa ha capito, perché ha agito, oppure perché non ha reagito.
Il momento decisivo non è l’impatto. Stiamo guardando l’incidente nel momento sbagliato. Lo guardiamo nell’urto. E invece l’incidente nasce prima, quando il conducente:
> vede, o non vede;
> comprende, o fraintende;
> decide, o non decide.
Il momento decisivo è prima della collisione. È quell’intervallo breve, spesso di soli pochissimi secondi in cui, una volta che il pericolo o la situazione che lo costituisce si evidenzia, il conducente:
> percepisce (o non percepisce) il potenziale pericolo;
> se ne ha percepito la potenzialità lo identifica;
> valuta le possibilità di evitamento;
> decide come evitarlo (frenando / frenando e sterzando / eludendolo senza frenare, ecc.);
> mette in atto la manovra decisa.
È in questo momento che l’incidente prende forma. Non sull’asfalto. Nella mente del conducente. È lì che si gioca tutto. Nella fase percettiva e decisionale. Così la domanda centrale non è più quella di ricostruire il sinistro. È un'altra:
Che cosa era effettivamente percepibile per il conducente, in quel preciso istante?
Il punto cieco della ricostruzione.
Molte ricostruzioni sono impeccabili dal punto di vista tecnico. Sono coerenti. Sono "credibili". A volte sono anche “dimostrabili”. Ma restano concentrate sull’effetto. Si ricostruisce la dinamica dell’urto, non la dinamica che ha reso l’urto inevitabile.
Ed è qui che si apre un vuoto.
Non è il software. Non è il metodo. Ridurre il problema a:
> software sì / software no;
> metodo sì / metodo no;
significa semplificare ciò che è, per natura, complesso. Il software è uno strumento; il metodo è una struttura. Nessuno dei due pensa, ragiona.
Il vero nodo è il ragionamento. La ricostruzione non è un esercizio di calcolo. È un processo di comprensione. Richiede qualcosa che non è codificabile:
> capacità di leggere una situazione;
> particolari conoscenze tecnico scientifica della materia, esperienza;
> conoscenza del comportamento umano;
> senso critico.
In una parola: ragionamento. Non quello generico. Quello tecnico, fondato e verificabile.
Dal veicolo all’uomo. Il salto di qualità nella ricostruzione degli incidenti stradali non sta nell’avere gli strumenti più sofisticati. Sta nel cambiare prospettiva:
> dal veicolo al conducente;
> dalla traiettoria alla percezione;
> dalla velocità alla decisione.
Finché questo passaggio non avviene, si continuerà a descrivere più o meno bene gli incidenti … senza capirli fino in fondo. Una semplice questione di completezza. Non si tratta di negare la tecnica, né di contrapporre gli approcci.
Si tratta di riconoscere un limite: una ricostruzione che non considera ciò che era percepibile, comprensibile e prevedibile per il conducente, è una ricostruzione incompleta. Non non necessariamente sbagliata, ma sicuramente incompleta e quindi verosimilmente non del tutto utile a chi preposto a giudicare il comportamento del Conducente.
Ogni incidente si genera nell’ultimo istante in cui poteva ancora essere evitato.
(definizione dell'ing. Mauro Balestra - Psicologia del traffico).
L’incidente non nasce nell’urto. Nasce prima. Nel modo in cui un individuo si relaziona con ciò che ha davanti, in un lasso di tempo limitato e in condizioni spesso imperfette. Capire questo significa cambiare il modo di analizzare l'incidente stradale.
Il resto — metodo, strumenti, calcoli — rimane fondamentale, ma da solo non basta.
Infatti:
> la strada non è fatta solo di asfalto e veicoli, è fatta anche di persone.
> gli incidenti, prima di essere eventi fisici sono eventi umani.


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