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FERRARI E TESLA

Due automobili. Due culture. Due idee di futuro.



Osservando questa immagine, Voi cosa vedete?

 

Io non vedo due automobili. Vedo due filosofie. Due modi completamente diversi di interpretare il rapporto tra uomo, tecnica e mobilità.

Non mi interessa sapere quale acceleri più rapidamente, quale costi di più o quale abbia la linea più affascinante. Voglio capire quale idea di automobile esprimano.

Le differenze mi sembrano profonde, enormi.

 

TESLA: “Il futuro come sottrazione”.

 

Nell'immagine della Tesla l'automobile quasi scompare. Rimangono il conducente, la strada e l'orizzonte.

L'abitacolo è ridotto all'essenziale. Il cruscotto non cerca di impressionare. Non ci sono strumenti che reclamano attenzione. La tecnologia c'è, ma lavora in silenzio.

L'automobile sembra dire:

"Non guardare me. Guarda dove stai andando."

 

È una filosofia sorprendentemente moderna. La tecnologia non viene esibita. Viene nascosta, come accade per tutte le tecnologie mature.

Nessuno compra uno smartphone per ammirarne il processore. Lo utilizza. Tesla sembra voler fare la stessa cosa con l'automobile. Renderla uno strumento. Intelligente. Essenziale. Quasi invisibile.

 

FERRARI: “Il futuro attraverso la memoria”.

 

Ferrari racconta una storia completamente diversa, una storia bellissima. Forse la più bella mai costruita nel mondo dell'automobile. Ma è una storia che continua parlando il linguaggio del proprio passato.

Ogni dettaglio ricorda la tradizione Ferrari. Il volante. I pulsanti. Il cavallino. La strumentazione. Persino il display ripropone un'estetica che richiama il mondo delle vetture sportive di ieri.

Entrando nell'era elettrica, Ferrari sembra voler rassicurare il proprio cliente dicendogli:

"Non preoccuparti. È ancora la Ferrari che conosci."

 

È una scelta comprensibile. Ma è anche profondamente conservativa. L'innovazione viene introdotta cercando di non rompere il legame con il mito.

Due modi opposti di innovare.

Tesla sembra chiedersi:

"Come sarà l'automobile fra vent'anni?"

Ferrari sembra domandarsi:

"Come possiamo portare nel futuro ciò che siamo stati?"

Sono due domande molto diverse. La prima genera una rivoluzione. La seconda solo un'evoluzione.

 

L' UOMO al centro è l’aspetto che più mi colpisce.

Nella Tesla vedo l'uomo. Vedo la strada. Vedo il viaggio. Vedo il futuro.

L'automobile diventa quasi trasparente. È un mezzo. Non il fine.

Nella Ferrari, invece, continuo a vedere soprattutto l'automobile. L'oggetto. Il marchio. L'identità.

L'esperienza è costruita attorno al mito del prodotto. Non attorno al rapporto tra uomo e ambiente.

 

Il CORAGGIO del futuro.

Ogni epoca ha avuto i propri simboli. Nel Novecento l'automobile era un oggetto da ammirare.

Nel XXI secolo potrebbe diventare un sistema intelligente che dialoga con il conducente, con la strada e con l'ambiente.

Forse è proprio qui che passa la differenza. Mentre Ferrari continua a perfezionare il mito, Tesla prova a ridefinire il concetto stesso di automobile.

Due visioni diverse: una guarda alla memoria, l'altra guarda all'avvenire.

 

Ma forse il vero confronto non è tra Ferrari e Tesla. È tra due modi di progettare. Il primo parte dall'automobile e cerca di emozionare il guidatore. Il secondo parte dal guidatore e ripensa completamente l'automobile.

È la differenza tra chi considera il veicolo il protagonista della scena e chi invece lo considera uno strumento al servizio dell'uomo. Personalmente, trovo che sia proprio quest'ultima visione a rappresentare la più autentica idea di futuro.


FERRARI ha costruito il più grande mito dell'automobile.

TESLA sta costruendo l’automobile che non ha bisogno del mito.

 
 
 

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