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A - La tracceologia forense

Aggiornamento: 6 giu 2023

Premessa – È uscito da poco un voluminoso libro che in copertina vanta di trattare la “Tracceologia forense”, la “Ricostruzione investigativa della cineto-dinamica” e le “Indagini e i rilievi tecnico-scientifici” promettendo quindi grandi cose agli specialisti dell’incidentologia stradale.

Con tali premesse mi è stato subito spontaneo acquistarlo e addentrarmi nella sua lettura, preliminarmente in modo diagonale per farmi un’idea della sua impostazione e dei suoi contenuti, in seconda lettura nel dettaglio. Mi sarebbe piaciuto farne una recensione positiva, visto lo sforzo sicuramente profuso dal suo Autore per produrre tante pagine. Purtroppo, nel suo insieme non ho riscontrato il livello che oggi sarebbe giusto attendersi dall’arte dalla professione dell’incidentologia stradale moderna.

Trovando il testo poco o niente rappresentativo del nostro “mestiere”, riduttivo e poco utile a chi preposto alla ricerca scientifica della verità oggettiva dovuta alla Giustizia, mi sento in dovere di dedicare ai punti più salienti e più discutibili del libro la mia analisi che raccolgo in questa serie di articoli: il mio intervento, come già in altri casi, è sempre solo mirato alla difesa dei valori, delle conoscenze e delle regole dell’arte dell’incidentologia stradale moderna.

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La tracceologia forense è la disciplina scientifica che si occupa dell'analisi e dell'interpretazione delle tracce lasciate sulla scena del sinistro o del crimine, oppure su di un dato reperto. Queste tracce in incidentologia stradale possono essere di tipo diverso, come impronte digitali e DNA (chi era alla guida), fibre deformate (porto delle cinture di sicurezza), impronte e tracce di pneumatico nonché microscopici residui di sostanze ematiche e organiche (investimenti), di sostanze chimiche, gommose, ecc. (contatto fra veicoli, esame della compatibilità, direzione di marcia dei veicoli durante lo struscio, ecc.).


L'obiettivo della tracceologia forense nell’incidentologia stradale è quello di assumere tutte le informazioni possibili deducibili dalle tracce lasciate sulla scena del sinistro o sui reperti per identificare il conducente, ricostruire la dinamica degli eventi e fornire prove oggettive e valide in tribunale, come per esempio l’uso della cintura, del casco, l’appartenenza di una data traccia – non necessariamente solo gommosa - ad un veicolo specifico, ecc.


I tracceologi forensi, a seconda della traccia esaminata, utilizzano tecniche e metodi differenti come la microscopia ottica, la spettroscopia, la cromatografia, l’olografia, la fotografia, la fotogrammetria ed altro ancora per rilevare, analizzare e interpretare le tracce e offrire una spiegazione scientifica dei fenomeni accaduti nello svolgimento del sinistro. L’olografia è stata spesso usata nello studio delle deformazioni degli pneumatici.


La tracceologia forense degli pneumatici con l'analisi delle impronte lasciate dagli stessi sulle superfici stradali e sui fondi adiacenti serve in genere solo per individuare il veicolo responsabile.

Sulla scena dell’incidente stradale, raramente si è confrontati con tracce di un unico tipo e quindi l’esame congiunto delle tracce gommose, metalliche, di incisione nonché quelle dei liquidi (liquido di raffreddamento, olio, carburanti, ecc.) rinvenute sulla carreggiata e/o nelle sue adiacenze sono sempre di grande aiuto ai Professionisti della ricostruzione della dinamica del sinistro. In questo caso il rilievo delle tracce compete generalmente all’Autorità inquirente d’intervento mentre la loro interpretazione ai fini ricostruttivi è di chiara competenza dell’Analista ricostruttore, che deve valutarne il quadro intero non limitandosi a vedere solo quello delle tracce di pneumatico. Se dall’analisi d’insieme si possono desumere particolari dinamiche, da quelle solo degli pneumatici sono desumibili le caratteristiche specifiche inerenti all’aderenza del veicolo in quello specifico tracciamento, quindi quanto attiene alle problematiche dell’attrito.


Parlare di “tracceologia forense degli pneumatici negli incidenti stradali” significa quindi toccare solo una piccola fetta della tracceologia che compete all’analisi di ricostruzione di questi sinistri e se, all’argomento così limitato si dedica un intero volume, ci si attende che lo stesso tratti questa materia in modo scientifico e approfondito.

Il testo di cui si parla.


In incidentologia stradale, cosa dobbiamo attenderci da quello che viene presentato come un nuovo ed inedito testo giuridico, tecnico e scientifico?


Sotto il profilo giuridico, oltre ad una panoramica di quelle che sono le differenti procedure civili e penali dell’attività forense, ci si aspetta una dotta dissertazione sugli aspetti – specie quelli più controversi - direttamente relazionati con l’attività degli Specialisti di questa materia al servizio della Giustizia nella ricerca della verità oggettiva a chiarimento dei fatti.


Relativamente alla tecnica, nello specifico quella degli pneumatici e della strada con dichiarata attenzione alle conseguenti implicazioni sulla ricostruzione cineto-dinamica, da questa lettura mi attendevo moltissimo. In particolare, non avrebbe dovuto mancare una retrospettiva, magari anche critica, sulla letteratura precedente di cui abbiamo cognizione fin dagli anni ’60:

· Italia: 1980 Paolino Ferrari, 1981 Gino Nisini, 1993 Giancarlo Genta, 2000 Di Paola, 2007 Dario Vangi, ecc.

· Svizzera: 1969 TCB (Berner Fachhochschule), 1969 UPSA Unione Professionale Svizzera dell’Automobile, dal 1995 in poi il DTC (Dynamic Test Center, Vauffelin), ecc.

· Germania-Austria: 1980 Halm/Danner, 1981 Burg/Rau, 2007 Burg/Moser, ecc.

Un riesame di tale letteratura di settore, che sul tema ha già chiarito moltissimo specie concettualmente, è indispensabile per capire se e quanto la pubblicazione in esame sia veramente innovativa e in alcune parti anche corretta.


Questa pubblicazione per non nascere già obsoleta, uscendo nell’era dell’avvento dell’auto elettrica quando al terzo posto nella classifica mondiale delle vendite ormai troviamo autovetture di questo tipo (Tesla Y), avrebbe dovuto presentare un intero capitolo di considerazioni sugli pneumatici destinati a questi nuovi autoveicoli. Infatti, le auto elettriche rispetto alle vetture tradizionali pesano di più a causa del pacco batterie, erogano molta più coppia già al primo tocco dell’acceleratore, ottimizzano l’autonomia per risparmiare energia e, avendo quasi azzerato la loro rumorosità meccanica, necessitano di minimizzare anche quella degli pneumatici ai fini del comfort. Pratica e logica obbligano quindi chiunque ad intuire che la tecnica di questi pneumatici è in piena evoluzione: non può pertanto meravigliare nessuno che oggi una pubblicazione come questa che neppure sfiora l’argomento, deluda ogni legittima aspettativa sulla sua aggiornata valenza informativa tecnico scientifica.


Nell’aspetto scientifico dello specifico, lo specialista in infortunistica fra molto altro si attendeva di trovare informazioni sulle novità dell’evoluzione strutturale-costruttiva degli pneumatici, delle loro nuove caratteristiche e peculiarità e, dalla ricerca, dati e innovazioni a volte capaci di ridimensionare vecchi assunti, o di rivedere nella formulazione o in parte anche concettualmente, definizioni note ma ormai superate.

Per contro, in incidentologia quello che la categoria dei Professionisti dell’analisi e della ricostruzione dei sinistri stradali ai fini di Giustizia non dovrebbe mai accettare, è tutto quanto non sia scientifico o concettualmente ineccepibile, tutto quanto non sia sostenuto da ricerca attendibile, ovvero da ricerca in cui siano noti tanto il metodo quanto le condizioni di misura e l’Ente o il Ricercatore che l’hanno condotta. Per il generico e per il semplicismo, sempre gratuiti, non c’è posto.

L’accettare tacendo detto inaccettabile, è spesso solo prerogativa della dilagante ignoranza professionale del settore. Nel caso in cui tale accettazione non sia dovuta al proprio non sapere il non intervenire in modo chiaro, e nello specifico pubblico, significa accettare e permettere il diffondersi del discredito generale sull’intera Categoria di Coloro che della materia sono competenti e, quello che è ancora più deprecabile, è che tale discredito genera un’immagine negativa, fuorviante e ingannevole di quello che di fatto è o dovrebbe essere la vera arte peritale della ricostruzione dinamico cinetica dell’incidente stradale.

Non basta che l'Autore precisi su Meta-FB che si tratta di Un testo più unico che raro, corredato di numerose foto, illustrazioni e grafici, laddove non si trovano formule complesse e calcoli rigorosi, ma si descrive semplicemente tutto ciò che è pratico, logico e intuitivo poiché la "Ricostruzione investigativa della cineto-dinamica”, in assoluto, è solo ed unicamente rigore scientifico nel rispetto e nell’applicazione delle leggi della fisica e del sapere specialistico derivante dalla ricerca di settore. Al massimo, l’intuito può suggerire agli Analisti ricostruttori più sperimentati la formulazione di qualche nuova ipotesi risolutiva, comunque sempre ancora da sviluppare e verificare nel massimo rigore della scienza: solo a quest’ultime condizioni è lecito parlare di Ricostruzione cineto-dinamica forense.

Guai far credere che oggi la ricostruzione di un sistro stradale non sia scienza bensì pratica basata sulla logica dell’intuizione, specie quando si fa riferimento agli unici punti di contatto del veicolo con la superficie stradale, ovvero alle problematiche dell'attrito e del processo di frenatura: in queste non c'è nulla da intuire.


77 visualizzazioni1 commento

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1 comentário


Alfonso Micucci
Alfonso Micucci
19 de mai. de 2023

Non posso che essere d'accordo. Guardo sempre con diffidenza testi nel cui titolo figurino neologismi di scarso uso, inseriti più che altro per attrarre l'attenzione. D'altronde, se tra i 4 autori, 3 sono dei legali, con tutto il rispetto, per le professioni tecniche il contenuto non può che rivelarsi marginale.

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