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La registrazione tachigrafica - 2

Lezione no. 2 - Il centraggio della traccia tachigrafica.

Data l’importanza decisiva del centraggio della traccia tachigrafica che è la prima operazione dell’elaborazione vera e propria, parlerò solo in una prossima lezione dell’acquisizione dell’immagine digitale e della sua vettorializzazione anche se cronologicamente queste sono fasi preliminari precedenti.
Parlo volutamente di centraggio della traccia tachigrafica intendendo la ricerca e la definizione precisa del suo centro effettivo di rotazione, che nulla ha che vedere con il centro geometrico del disco cartaceo come qualcuno, dimostrando poca cognizione della materia, invece propugna.
Costruttivamente nei tachigrafi, per evitare che il disco rimanga incastrato, da sempre gli si è garantito un minimo di gioco fra alloggio e disco cartaceo: a causa di questo gioco, il suo posizionamento non è praticamente mai perfetto e pertanto il disco cartaceo non garantisce che il tracciamento avvenga perfettamente con la medesima identica centratura del disco stesso. A questa peculiarità, fondamentale, vanno aggiunte le tolleranze costruttive dell’elemento cartaceo (stampa e foro centrale). Di conseguenza qualsiasi lettura microscopica della traccia, per essere fede facente, deve considerare unicamente il centraggio effettivo del tracciamento tachigrafico, poiché è solo questa la traccia che di fatto viene elaborata. Questa problematica ci è nota fin dagli anni ’70 tanto che nelle letture eseguite con l’apparecchio ottico meccanico della Kienzle (modelli 1975 e 1980) la centratura della traccia tachigrafica veniva considerata e risolta quale prima operazione obbligatoria del lavoro di lettura microscopica.


Mannesmann Kienzle GmbH, brevetto 1980 – Apparecchio ottico meccanico di lettura microscopica dei dischi

Effettuare l’intera operazione di lettura microscopia e della relativa elaborazione partendo invece dalla semplice definizione del centro del disco cartaceo, come qualcuno poco cognito ingenuamente pretende fare, è errato ed inficia l’intera conseguente lettura del disco. Simili elaborazioni sono pertanto errate a priori e quindi assolutamente prive di valore probante ai fini del Giudizio.
Un Collega Ricostruttore della Lombardia mi ha appena segnalato qualche giorno fa un tutorial in italiano che gira su Internet e che appunto insegna - bontà del suo autore - a centrare il disco cartaceo invece di centrare, come sarebbe scientificamente corretto, la traccia tachigrafica.

Perché la definizione del centro effettivo di tracciamento è così determinante? Cosa registra di fatto un tachigrafo?
Nel tachigrafo, il pennino cosiddetto della velocità, di fatto incide sulla superficie del disco un diagramma velocità/tempo che può di conseguenza essere elaborato e letto in ogni suo punto.
Il valore temporale è dato dalla rotazione del disco: nei dischi di ultima generazione – non è sempre stato così - di regola una rotazione completa di 360° avviene in 24 ore, ovvero con un avanzamento angolare di 15° ogni ora. Misurando ed elaborando l’avanzamento angolare si legge pertanto il tempo intercorso fra ogni punto di registrazione considerato.
Il valore di velocità è invece dato dalla posizione diametrale del pennino, sempre relativamente al punto considerato.
In questo modo è evidente come la traccia da elaborare sia una registrazione circolare (raggio e circonferenza) e che, pertanto, può solo essere elaborata conoscendone il suo centro effettivo, non certo quello del suo supporto cartaceo che è ben altra cosa. Negli ultimi tre casi elaborati quest’anno, quindi riferiti tutti a casi abbastanza recenti, il centro effettivo di tracciamento non coincideva mai con quello del disco cartaceo. Di fatto, neppure con le ultime generazioni di tachigrafo analogico il problema è scomparso, anzi, con il metodo di inserimento senza apertura del tachigrafo questa problematica sussiste.

Si vede ad occhio che la traccia tachigrafica ha un centro effettivo differente da quello geometrico del disco? Cosa implica nella lettura una tale differenza?


Traccia di registrazione tachigrafica eccentrica rispetto al suo disco cartaceo di supporto

Ad occhio nudo, salvo rari casi, è difficile percepirne la differenza. Come mostra l’immagine, nella cerchiatura in blu la traccia in riposo si appoggia sui denti della fascia circolare oraria interna mentre, dall’altro lato (cerchiatura in rosso), la stessa linea risulta sollevata rispetto detta fascia. La circonferenza del tracciamento pertanto non ha lo stesso centro della fascia oraria, rispettivamente del disco. Un’eccentricità simile si ripercuote in modo significativo sui risultati elaborati: tenerne conto è tanto doveroso quanto decisivo.

I valori di accelerazione o di decelerazione dipendono dall’inclinazione della traccia salente o discendente rispetto all’inclinazione della linea-raggio in quel dato punto. Se il centro da cui diparte il raggio considerato fosse quello del disco invece di quello effettivo del tracciamento, la lettura che ne deriverebbe sarebbe a priori e con assoluta certezza errata.


Ing. Mauro Balestra – CMRT, documentazione di brevetto - 1997

CMRT - Computer Microscopical Reading of Tachograph, che è la metodologia che con queste lezioni vi sto illustrando nel dettaglio, è la tecnica di lettura microscopica computerizzata da me concepita nel 1996 e patentata nel gennaio 1997. Fin dal momento del deposito del brevetto, l’elaborazione della traccia di registrazione è sempre iniziata con la ricerca e la definizione del centro effettivo del suo tracciamento: ne fa fede la documentazione di deposito patente (Fig. 8 e Fig. 9) che mostra come le mie elaborazioni sfruttino al massimo le capacità di ingrandimento, limitandosi alla fascia contenente il settore da elaborare, ovvero solo 1/3 dell’intero disco, senza mai includere la parte centrale del disco cartaceo: questo è possibile proprio perché il centro del supporto cartaceo ai fini dell’elaborazione è assolutamente impertinente.

Quando una relazione tecnica presenta la lettura di un disco tachigrafico, come è possibile capire se quella è una lettura eseguita con il procedimento CMRT ed in particolare che tale lettura abbia di fatto correttamente considerato il centro del tracciamento tachigrafico e non, come sarebbe sbagliato, quello del disco di supporto?


CMRT- Centraggio di tutte le circonferenze di quotatura nel centro di tracciamento tachigrafico.

Fino ad oggi non ho ancora visto una sola Consulenza tecnica che, leggendo un disco, si sia basata sul centraggio del tracciamento tachigrafico: quelle poche che hanno considerato le circonferenze lo hanno fatto basandosi sul centro del disco cartaceo e su quanto su di esso stampato, ovvero non considerando affatto il centro dell’incisione registrata.
Operando con CMRT, o comunque considerando il centraggio del tracciamento tachigrafico, si incontrerà invece sempre un’immagine tipo quella qui rappresentata dove il disco tachigrafico ed il suo foro centrale non appaiono neppure, in quanto non considerabili.

Il concetto del centraggio del tracciamento tachigrafico dovrebbe essere chiaro anche per i nostri Utenti (Magistrati inquirenti e giudicanti, Avvocati, ecc.): quando Questi si confrontano con la lettura di un disco, la semplice mancanza di documentazione circa tale centraggio basterebbe loro per mettere in dubbio l’intero elaborato.